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Richiesta per una persona ricoverata PDF Stampa E-mail

Se stai cercando un aiuto per un tuo caro che è ricoverato in ospedale, hai a che fare con una situazione estremamente difficile. La prima cosa da osservare è se la persona

  1. ha una sintomatologia che richiede un sostegno clinico
  2. o se è ricoverata in ospedale solo a seguito di una diagnosi importante ed è questa a trattenerla in ospedale.

1. Se si tratta della prima possibilità, cioè che ha necessità di un sostegno clinico, allora la persona ospedalizzata è nel posto giusto. Ad oggi non esistono ospedali o cliniche che lavorino tenendo in considerazione anche le 5lb, perciò non ha alcun senso che la persona esca dall'ospedale rischiando di restare senza il necessario sostegno per salvarsi la vita.

2. Se invece la persona ricoverata non ha bisogno di un sostegno clinico, c'è un'altra cosa da tenere seriamente in considerazione: il rispetto per la scelta della persona. Se è andata in ospedale è perché crede di trovare lì la soluzione del suo problema. Ha scelto e con tutto il buon intento possibile, è assolutamente scorretto ed anche pericoloso, cercare di convincerla del contrario.

Farlo significa toglierle forza, confonderla e se poi spinta da qualcuno rientra a casa rischia di sentirsi persa e abbandonata a s'è stessa: per chi conosce le 5 Leggi Biologiche sa che questo comporta l'attivazione dei tubuli collettori renali (profugo!) che trattenendo liquidi, produrrebbe un aumento considerevole della sintomatologia e delle complicanze. Se si vuole aiutare la persona ricoverata, la cosa più importante è che lei sia nella sua forza e che si senta al sicuro, che sia in ospedale o a casa.

L'unico atto possibile in questi casi, è, se la persona mostra un qualche tipo di dubbio o incertezza, farle una domanda usando esattamente queste parole: "secondo te, quello che stai facendo, ti basta per stare meglio e ritrovare la tua salute? e pretendere come risposta solo "si" oppure "no". Nessuna altra risposta tipo "i dottori dicono che" o "si sa che questa malattia" ecc. può essere ritenuta valida.

E la domanda "secondo te" resta costantemente la stessa, ripetuta uguale, finché non si ottiene risposta.

A quel punto se la persona dice "si" allora va sostenuta positivamente nella scelta che ha fatto, senza cercare contemporaneamente altre strade ( o non può verificare se quello che ha scelto le serve davvero o no). Inoltre, avendo scelto, non è più nella posizione fatalistica di vittima e se un giorno dovesse ripensarci, avendo già scelto una volta, può scegliere ancora una seconda volta.

Se invece dice di no, solo allora potete darle "La malattia è un’altra cosa" da leggere e lasciare che sia la persona stessa a cercare il contatto, così come avete fatto voi oggi.

In ogni caso, qualsiasi cosa scelga la persona che vi sta a cuore, potete starle accanto e aiutarla a non sentirsi troppo “profuga” (solo, abbandonato a se stesso, avendo perso i suoi punti di riferimento, in lotta per la sua sopravvivenza): cioè accertarsi che urini. Se non dovesse essere così, potete aiutarlo chiedendogli cosa lo farebbe sentire più tranquillo, più "a casa" e assecondarlo, per quello che può, nel provare a sentirsi più al sicuro.