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Sappiamo, conoscendo le 5 Leggi Biologiche, che qualsiasi segnale nel nostro corpo è il risultato di un processo che si mette in atto e si mantiene in base alla nostra esperienza emotiva. Il medico, la clinica o il farmaco, potranno sostenerci per i sintomi troppo impegnativi, ma il processo di riparazione lo fa il corpo.
 
Questo implica due cose: la prima è che in base alla nostra attitudine nel reagire a quel problema, possiamo facilmente riattivare continuamente lo stesso programma e mantenere così il problema. Ciò implica una nostra disponibilità a rivedere la nostra modalità di reazione e a trovare una modalità diversa.
 
La seconda cosa che deriva a seguito è che, proprio in base a queste conoscenze, non è proprio più possibile delegare la propria "guarigione all’operatore a cui chiediamo aiuto,  ma occorre essere disponibili a diventare parte attiva nel processo di soluzione del problema. Il medico, il terapeuta, alla clinica o al farmaco ci possono sostenere, ma è solo la persona stessa che può guidare il processo.
 
Per le stesse ragioni è altrettanto importante che sia la persona stessa che ha il problema a mettersi in moto (e non un amico o parente). I famigliari possono di certo sostenerla, anzi è auspicabile che accada, ma nessuno, con tutto l'amore del mondo, può scegliere e attivarsi al posto suo, altrimenti non avrà la forza necessaria per scegliere né per modificare la sua situazione.

Quindi è la persona stessa che presenta un problema a doversi informare e prendere contatto, perché è solo la persona stessa che, correttamente informata, può mettersi in moto per scegliere consapevolmente e con cognizione di causa. Si tratta di diventare degli “utenti in medicina attivi”, capaci di decidere in modo autodefinito.