Home Cosa comportano le 5LB? Non ancora per tutti
Non ancora per tutti PDF Stampa E-mail
Siamo in una fase di transizione: le 5 Leggi Biologiche iniziano ad essere conosciute ed applicate ma non sono ancora ufficialmente riconosciute. Non esistono ospedali o cliniche dove una persona possa tranquillamente andare. Ne consegue che la persona che sceglie di essere curata in base a queste conoscenze, non potrà farlo a partire dalla vecchia modalità.
Non possiamo “credere” (per fortuna) alle 5 Leggi Biologiche, ma possiamo solo verificarle. E per verificarle abbiamo bisogno di poter dare il tempo al corpo per tornare a normalizzazione senza fare recidive. Ciò vuol dire che sarà necessario per noi imparare a non spaventarci ad ogni piccolo sintomo, (la paura attiva inevitabilmente il profugo) imparando il nuovo linguaggio (cioè non confondendo più il sintomo con l’etichetta) ma anche imparando a diventare più elastici nella nostra vita, più disponibili a fare dei cambiamenti: se sono elastico, quando inevitabilmente cado in un binario, ho più facilità a saltarne fuori velocemente. In questo modo potremo uscirne rinforzati, rincuorati dalla verifica su cosa sia davvero la malattia e con la tranquillizzante sensazione che la natura non è né maligna né benigna.
 
Ciò richiede che la persona abbia un atteggiamento “attivo” mentre tendenzialmente quando stiamo male, siamo abituati a rimanere in una posizione passiva, vittime della situazione e del fato, in attesa del medico o della cura che ripristini il nostro stato di salute. Ci aspettiamo una soluzione da fuori, e non riteniamo di avere un’implicazione né nel processo che chiamiamo “malattia”, né in quello che ci riporta in “salute”.
 
La persona si trova, impreparata dalla storia personale e collettiva, a dover fare un salto quantico.
 
In effetti non è da tutti poter stare con la propria paura, riconducendosi costantemente a ciò che il sintomo gli sta raccontando (terza legge).
Non è facile in questa cultura dove devi prendere la medicina ancor prima che si presenti un sintomo, riuscire a darsi il tempo per verificare come stanno le cose, e che direzione stanno assumendo.
 
Chi sceglie questa strada avrà a che fare con la lecita paura dei parenti: spaventati da ciò che potrebbe accadere, facilmente faranno pressioni e ricatti affettivi (umanamente più che comprensibili) per spingerlo sulla via ufficiale. L’intento è sicuramente di cuore ma per la persona è straziante. In un momento già così delicato per lui, sarebbe proprio provvidenziale avere la famiglia a sostegno e là dove accade, tutto procede molto bene.
 
Avrà a che fare anche con le continue pressioni (a volte anche crude) delle strutture ufficiali. Occorre che la persona possa fare il suo percorso con la maggiore tranquillità possibile, senza quindi mettersi in opposizione con la struttura ufficiale, né coi propri cari, ma trovando alleanze e rispetto dove può. Insomma la persona che sceglie questa strada deve poter agganciare alla sua forza personale e mantenerla. Certo non è una strada facile, e per questo diciamo che, purtroppo, non è ancora per tutti… Ma siano anche convinti che presto, con pazienza e tanto amore, potrà diventarlo.
E in fondo, proprio le scoperte del dr. Hamer ci vengono in aiuto perché, dandoci spiegazioni verificabili, spezzano gli incantesimi, ci scuotono dal nostro torpore sonnambolico, dandoci la forza quindi per diventare “agenti e responsabili” dei nostri processi di salute e malattia.
 
Lo stesso salto quantico tocca anche ai medici e agli operatori nel campo della salute che sono esseri umani come noi e che quindi sono sottoposti alle nostre stesse paure e pressioni. Avranno quindi bisogno di tempo per modificare le premesse di fondo su cui si sono sempre basati, in base alle conoscenze delle 5 Leggi Biologiche. Anche loro avranno bisogno di non dare più nulla per scontato e di sostituire le etichette attribuite alle malattie con gli effettivi processi in corso. Di spostare quindi l’attenzione prima di tutto dall’etichetta al sintomo e insieme dal sintomo alla persona.
 
Anche loro dovranno adeguarsi ad un linguaggio nuovo e darsi il tempo perché ciò che di diverso stanno studiando possa essere verificato nella pratica quotidiana. Sapranno di non potersi più riferire al “protocollo del caso” ma che, anche quando il sintomo presentato è lo stesso, ogni volta hanno davanti una persona diversa, unica e irripetibile e che richiede quindi un’attenzione e delle soluzioni specifiche.
 
Anche per loro sarà necessaria una disponibilità, presenza e pazienza nuova, di uno spazio maggiore per poter davvero ascoltare i bisogni e le paure della persona che chiede loro aiuto, di tutta una serie di attenzioni che non erano necessarie quando avevano un protocollo da seguire e potevano limitarsi a controllare sul prontuario il prodotto più idoneo per quel tipo di sintomo.
 
E soprattutto dovranno rivedere la loro posizione acquisita da anni: da dottore a medico che “medica il sintomo” quando è troppo impegnativo e accompagna con delicatezza e cognizione di causa, la persona “malata” nel suo personalissimo processo in corso.
 
Una strada più impegnativa quindi per tutti, ma solo perché siamo in questo momento di transizione… D’altra parte chi ha già iniziato a percorrerla porta come testimonianza la soddisfazione e il piacere di lavorare sapendo “perché la persona ha quello che ha”. Queste conoscenze portano a tutti una nuova vitalità che va ben oltre l’argomento “salute e malattia” ma coinvolge la vita a 360°.
 
L’invito è quindi quello di provarci, almeno provarci… i vecchi amori non muoiono mai, non si cancellano e possiamo ritrovarli quando vogliamo.
 
 
 
Ci tocca però di avvertirvi di un fatto …pensateci molto seriamente prima di scegliere questa strada perché dopo un po’ diventa troppo bella e soddisfacente e a quel punto diventa praticamente impossibile tornare indietro
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